Angel-A
23 March 2006 - Cinema -

Andr? ? un uomo brutto, fallito e nei guai con la mafia. Quando la vita perde ogni significato, ? il momento di farla finita. Ma ? proprio nel momento in cui sta per saltare gi? da un ponte che incontra colei che lo redimer? e lo porter? alla salvezza attraverso il suo amore (divino?): Angela.
Fallace il film e fallace Luc Besson, regista. Di primo acchito e da un lato prettamente tecnico l’ultima fatica (?) del regista francese sembra anche interessante: una fotografia in bianco/nero abbastanza notevole (anche se, devo ammetterlo, ? difficile giudicare quando si dispone di una versione di, ahem, importazione parallela), un buon montaggio, un soggetto curioso, una discreta prova di recitazione di Jamel Debbouze, una Parigi bella ma stereotipata.
Ma arrivati al momento in cui la trama comincia a snocciolarsi, ecco che si rivela per quello che ?: una ciofechina imitatoria e abbastanza mal riuscita. Inevitabili le strizzatine d’occhio ai diversi lungometraggi angelistici (cit.): da “La Vita ? Meravigliosa” di Frank Capra ai vari sentimentalismi da Domenica mattina su Canale 5, ed il confronto finisce - ovviamente - con lo sbilanciare “Angel-A” verso la seconda tipologia.
Ecco quindi che, pur con rammarico, mi vedo costretto ad essere d’accordo col Mereghetti quando afferma che questo ? un film a met?: Besson ? stato sufficientemente coraggioso da fare di un attore monco di un braccio il protagonista di questa storia, ma non abbastanza per trasporre la bella Rie Rasmussen nella parte dell’angelo veramente caduto ed inevitabilmente dannato. Il regista osa, ma ricade in un chiaro esempio di “vorrei ma non posso”. La storia in s?, poi, frana rovinosamente nel melenso gi? a met?.
Devo riconoscere che il mio giudizio deriva da due ulteriori fattori: il primo ? il doppiaggio italiano, obviously assolutamente incoerente e sempre fuori luogo, che crea una profonda discrepanza tra il personaggio che ? e il personaggio che appare, attribuendo una voce ridicola, quasi comica, al personaggio drammatico (o pseudo-tale) di Andr? (come se Martufello doppiasse Clark Gable); il secondo consiste nel fatto che mi ? impossibile considerare il suddetto Debbouze un attore da film strappalacrime, dopo che mi ? rimasto felicemente impresso come interprete della parte di “Numerob?s” nel film “Asterix e Obelix: Missione Cleopatra”.



