L’amore sospetto
29 June 2006 - Cinema -

Da tempo aspettavo che questo film uscisse nei circuiti paralleli che sappiamo, incuriosito dall’efficace trailer. E l’attesa è stata ripagata: L’Amore Sospetto, nonostante sia un film francese e io odi i francesi, è un buon film. Come al solito la distribuzione italiana ne ha stuprato il titolo originale (La Moustache) sostituendolo con uno più appetibile e vendibile, che contenesse la paroletta magica, amore, anche se film d’amore proprio non è. È piuttosto la storia di Marc, uomo qualsiasi che una bella mattina decide di tagliarsi i baffi dopo averli portati praticamente da sempre. Ad una prima occhiata la sua compagna, Agnés, non si accorge di niente, e anche a cena con gli amici nessuno nota il cambiamento. L’iniziale ipotesi di uno scherzo cambia forma e diventa una vera e propria ossessione nel corso dei giorni a seguire: ci sono vecchie foto che lo ritraggono con i baffi, ma tutti i suoi conoscenti negano di averlo mai visto non rasato. L’ossessione diventa follia quando a sfaldarsi non è più solo il ricordo dei baffi, ma anche il ricordo delle persone stesse, dei suoi amici e dei suoi parenti, che Marc sa di conoscere ma che per la gente intorno a lui non sono mai esistiti. Il protagonista cercherà la fuga dal suo mondo e dalla sua vita prima di rischiare di essere rinchiuso da Agnés in un manicomio, ma questa si rivelerà vana nel momento in cui si accorgerà che la sua esistenza non è altro un circolo chiuso senza via d’uscita.
Bello, bello, bello. In un periodo come quello estivo, che vede le sale piene di robaccia horror di scarsa qualità o di aborti come Hot Movie (eppure popolate come non mai), La Moustache (preferisco chiamarlo così) rappresenta una ventata d’aria fresca nei botteghini, elevando così il catalogo settimanale.
Film francese, dicevamo, ma anomalo: siamo stati abituati dai classici del genere ad assistere a dialoghi interminabili e sterile retorica che finiscono col sommergere e affogare lo spettatore, ma qui no. I dialoghi sono ermetici, essenziali, e nella sequenza finale della fuga di Marc ad Hong Kong, le parole sono quasi inesistenti.
Ma la potenza di questo film è soprattutto una. Quella di saper inculcare nello spettatore un difficile dubbio: se sia veramente il mondo intero ad essere impazzito o se lo sia solo il protagonista. Il finale è criptico, allo spettatore non è dato conoscere la risposta ma il punto interrogativo rimane, e questa è una buona cosa.
Inoltre, da La Moustache può partire una interessante riflessione sulla forza delle apparenze, sul rapporto che esiste tra quello che siamo, come ci vediamo e come siamo visti, e il pensiero corre subito a quel capolavoro di Pirandello, Uno, Nessuno e Centomila, in cui il protagonista partiva proprio dalla percezione di un suo difetto fisico per intraprendere un dialogo interiore di questo tipo.
La regia mi è parsa buona, tipicamente europea. Gli attori non sono da segnalare per particolari doti recitative; l’attrice che interpreta la compagna di Marc, Emmannuelle Devos, non spicca per bellezza o espressività, eppure non è fastidiosa. Menzione speciale per la colonna sonora diretta da Philip Glass, che sa sottolineare e “colorare” le scene come ogni colonna sonora dovrebbe fare.




Il trailer dell’Amore Baffuto mi pareva uno di quelli di Mai Dire Gol; un thriller di Bruno Liegibastonliegi.
dm — 30/6/2006 #
Ah, quei capolavori con Maccio Capatonda, ho presente…
Qbic — 30/6/2006 #